.
Annunci online

si legge makìa (blog a prova di imitazioni)
IL GIORNO DELLE CENERI, CE NE COSPARGEMMO IL CAPO
post pubblicato in Piperita Patty, il 25 febbraio 2009




Quando una squadra si fa provincia, ci sono i pro. E pure i contro. Puoi andare a Londra, in uno di quei catini orrendi e dalla onnipresente puzza di dolore, birra e sudore. E subire il classico inferiority complex giusto il tempo di farti infilare, pagare il pedaggio dovuto, perdere la gara. Il contro. Per poi tenere il campo, evitare il collasso, il raddoppio, “giocartela alla pari” chiudendo con la soddisfazione morale tipica delle squadrette parvenu. E questo sarebbe il pro. Ma questa non è la Juve. Questo è il Siena che s’è fatto valere davanti gli sghei di sua Delizia lo Zar dopo anni di “Pizzighettone” (cit.). Sarò ipercritico. Sarò materiale. Ma a me tutto ciò che sa di morale, sa di poco. La provinciale Juve dalla maglia color oro per omaggio retribuito allo sponsor ha perduto. Punto. Ha digiunato il giorno delle Ceneri, bene. Rientra nella normalità, ma da questa squadra ci si aspetta sempre più dell’ordinario. La si sceglie apposta non dico per lo straordinario che francamente stanca. Ma almeno per evitare il così come fan tutti. Un digiuno quest’è. Non c’è da esaltarsi, non c’è da trarne sostento. Inizio assurdo, da reclute il primo giorno, poi un lento risveglio contro una squadra mediocre (e di nervo più che di nerbo) dalle buone individualità rinvigorita dalla puzza di sudore e cattiva alimentazione dei suoi rutilanti ubriaconi in curva e dallo sferzante carisma di quel bulldog del nuovo allenatore. Juve dai troppi errori, sia in campo che (come al solito) in panca. Resteranno di questa gara il piede improvvisamente storto di Del Piero, il Trezegoal che si scalda per trenta minuti entrando negli ultimi 3, la difesa traballante, distratta, le fasce chiuse senza soluzione. Al ritorno la vinci lì, sugli esterni, se riesci a capire come. O su un piazzato. Non c’è da crossare. Non c’è da volare. Ieri ci siamo fatti piccini e ci hanno mangiato godendo vieppiù della sterile reazione nel loro morso. Siamo andati vestiti di oro a casa del più ricco di tutti. Magari con la vera maglia che fa miracoli, vestiti al nostro meglio chissà.

Buffon 7, sul goal è incolpevole, per il resto sempre ultrasicuro, si mostra ottimista nel dopo partita ma con la faccia nervosa. Da ragazzo tifava per il Camerun, oggi che è uomo e padre delle figure morali non sa più cosa farsene.

Molinaro ZERO. C’era una volta Luciano Favero, veniva da Avellino, era un modesto e timido ma compito vecchio terzino chiamato a sostituire il campione Claudio Gentile. Compitino in chiusura comandato da tutti, in primis Tacconi e Scirea. A volte ridicolo quando scendeva, con quelle sue spalle strette e i baffetti da sparviero, specie se sull’altra fascia era il Bell’Antonio a far mostra di sé. Ieri sera al confronto della pippa di San Pietro a Patierno Favero è sembrato il Dio del calcio in persona. Stento a credere che questa specie di adottato della ruota degli esposti da una dirigenza tanto buona quanto minchiona possa giocare titolare in una qualsiasi squadra di Serie A. Non nel Siena vero.

Se la Crisi italiana avesse un volto, quello sarebbe il suo. Da petulanza e pochezza molesta. Totalmente inadeguato. Non fossimo stati in una delicata gara europea, in curva avrebbero tifato come sempre per la sua espulsione.

Mellberg 5, il marito svedese è in difficoltà, ma come al solito recita bene, con gli esterni veloci dell’attacco del Chelsea. Non che al centro avrebbe fatto meglio. Forse, si. Tremo a dirlo ma ho l’impressione che su Drogba almeno nel gioco aereo avrebbe evitato certe mani in alto da arresto preventivo di Le Grottaglie. Col mestiere ci siamo, riesce sempre a sembrare meno impacciato di quello che è: se Ranieri fosse Lippi e quindi capisse partita e giocatori (almeno i suoi) lo manderebbe sovente in attacco dove ha buona castagna e spizzata. Si, Marito, ma non montarti la testa. Il goal di Gilardino a Firenze del 31 agosto scorso non l’ho ancora dimenticato. Comunque sia, non riesci a farmi rimpiangere Grygera. Nessuno potrebbe, tranne il pippone di sopra.

Le Grottaglie & Chiellini 4 in due, quindi due a testa. Riescono a far sembrare Drogba, uno scomposto scimmione dalla faccia da malato di Aids e che semina il panico come un intossicamento ambulante facendo leva sulla paura del contagio, un incrocio tra Batistuta e Ibra-cadabra. Troppo bello per essere (il) vero. Non è colpa loro l’essere tatticamente esposti (ops, Molinaro) al rischio. Il Chelsea raccogliticcio e brillo più che brillante del neo allenatore in fondo gioca facile. Uno due esterni di centrocampo ed attacco a saltare il centrocampo con Drogba lanciato palla fronte alla porta con un solo centrale davanti e due semplici mosse, effetto Sars a parte, per superarlo e infilzarlo in velocità. Finta sinistra poi palla sul destro. Una difesa a quattro coi due centrali in linea le prende. Una difesa a 3 coi centrali più stretti e l’esterno pronto a raddoppiare il tossico che intossica in diagonale no . Ma Ranieri è come Alice. Tutto questo non lo sa.

C’è però da dire a discapito dei due giocatori, i quali sono in fondo due miracolati dalla maglia, uno vivacchiava scopando nel Chievo e l’altro era l’eterno secondo quando giocavano i grandi, che se Dio della panchina non li ha aiutati certo di loro non si son voluti un gran bene. Il goal è colpa loro, di entrambi. Lo spiega bene Boniek, uno che di notte sembra un fenomeno anche in televisione, nell’intervallo. Le Grottaglie chiama il fuorigioco ai compagni avanzando ma spostandosi dalla sua direzione di marcia. Chissà a far cosa, a far passare il pallone direttamente a Buffon ? Chiellini di suo ci mette lo zampino nel senso che ci lascia il piede in area. Per Drogà è sin troppo facile bullarsi come un isterico da Grande Fratello. Di cosa poi. In Italia al secondo doppio passo farebbe un salto al più vicino ospedale anziché di ritorno al mittente. Altro che Quaresima. O sarebbe considerato di troppo, anche quando fa bene, come il dentone del Milan. Niente buffonate, siamo italiani. Ritornando al dinamico duo, altre volte esaltato. Spiace infierire ma l’ex imperiale ieri sera ha abdicato in quasi tutti i salti in area dell’uomo partita. E Chiellini è andato talmente in confusione, ritornando ai tempi in cui volenteroso portava l’asciugamano a Thuram, scalciando persino Tiago a centrocampo. Come un qualsiasi tifoso, del resto. Mostrando un agonismo tanto idiota quanto arruffone. Forse si stava offrendo alle bocche buone del calcio inglese.

Camoranesi sv, per rispetto. Pittore non sta bene e se non gli riesce il primo dribbling, il primo stop, la prima cosa insomma, va in depressione. Come tutti gli artisti. Di più, gli esterni alti del Chelsea lo obbligano a scappare al centro dove però. Dove Ranieri forse indovina l’unica chiave, un solfeggio di piedi buoni Tiago-Mauro German-Del Piero dove però non ci fosse Amaurì. Che non segue, non apre, non si fa fare fallo, neanche muore.

Esce. Brutalizzato dalla vita che al cambio in valuta scalcia l’arte non potendo imitarla. Al ritorno sarà indispensabile per creare la superiorità numerica probabilmente. Ma più che altro per procurarsi qualche “rigore” per il capitano.

Ieri fermo, ma al ritorno si vince solo da fermo.

Tiago 6, a me Renato che ti porta al cinema e guarda il film non è dispiaciuto. Anche se ha annoiato il suo ex Zar. Davanti al suo ex pubblico, che l’avrà riconosciuto tra una pinta e una spinta tra le tre sagome giusto in quella di mezzo o di troppo (al campo), ha uno scatto d’orgoglio. Quando esce fratturato dal fuoco amico di Pinna Chiellini, apre addirittura la bocca con una smorfia di vero dolore. Almeno. Speriamo.

Nedved 6, ha fatto il suo. Seppur compresso. Sembrava un palloncino che non può volare perché chiuso in uno sgabuzzino. Ha pur sempre 37 anni. E questa dell’età è una coperta che userò sempre in suo favore perché gli voglio bene. Nonostante tutto, è l’unico che fa gridare al goal. Anzi, sei e mezzo. Meglio con il Palermo. Così almeno le male lingue che lo vogliono in piedi soltanto per la ultima Cempions (tiè) taceranno. Ve l’ho già detto ? Lo ripeto. Tiè.

Marchionni 4, insisto. Sembra il bullo di casa. Fuori, è un agnello. Quando entra nell’area del Chelsea, deve aver capito (perché sveglio è sveglio) la differenza tra un’area di rigore vera e una in allenamento. Si è sentito miserabile e sperduto coi suoi giochetti di gambe lenti e patetici contro una difesa di Cempions Lig. Sbaglierò ma mi sembra avviato a una carriera da wannabe come il violentato privato depilato e nascosto a Palermo. Va a ripetizione dai ViceCampioni d’Europa e ne esce rintronato e impaurito. Si, Marchionni, hai ragione ad avere paura. Non sei nessuno.

Marchisio 7, molto meglio. Mezzo voto in più per l’avermi sollevato. Gran personalità. Diligente. Applicato. C’è da lavorare. Ci fosse Lippi, starebbe già in nazionale. Se avrà Ranieri, la nazionale la vedrà tra qualche anno. Mezzo voto in meno perché in fondo anche lui ha perso.

Sissokò 5, la copertina della partita è quando s’allunga la palla e scatafascia l’ubriaco davanti a sé calciando a vuoto. Impreciso come gli capita quando perde il contatto mentale col piede. A volte(quando si vince) sembra Cerezo, male che vada una versione cazzuta di Alemao. E’ più Vieirà che Desailly, con la differenza rispetto a vIERIrà che può far bene anche da solo e senza Puma. Ieri sera è sembrato soltanto il capobanda della sagra degli errori. Banali e irritanti come lui. Paga anche lui come alcuni il gap di calcio che conta.

Andrà meglio il prossimo anno. Anche il prossimo match. Chissà.

Del Piero 5, parliamoci chiaro. Questo l’anno scorso ha vinto la classifica dei cannonieri insieme e non è un caso a Trezeguet. Col quale può intendersi. E alla laurea sui calci piazzati di ogni foggia. L’inizio di stagione è stato all’insegna del tiro da fermo e del gollaccio da furetto dell’area piccola. Ergo, non ha fisico e testa, ora come quando aveva vent’anni, per fare l’esterno che scavalla da dietro soltanto perché con lui Amaurì fa il centravanti d’area. Il liderino d’area à la Franceschini. Vederlo correre per non arrivare è stato un dolore e una mortificazione. O lo lasci al limite e fai salire la squadra, oppure gli metti una sponda come Trezegol sapendo che comunque di birra non ne ha troppa specialmente con squadre di un elevato spessore. Faceva più bella figura quando veniva sostituito o rimpiazzato ingiustamente. Ranieri che viene pur sempre da Trastevere ed è permalino come ogni romano gliela sta facendo pagare. A Palermo avrebbe fatto le sue cose. Ieri sera solo a certe condizioni, non certo a spallate con l’impero britannico.

Col Napoli è la sua gara. Mi sa che non gioca. Con tutto questo, avesse raddrizzato il piede o più semplicemente (per lui) concluso a rientrare quell’arabesque nel primo tempo, avrebbe provocato una doccia gelata sui fumi di quei beoni. E forse fatto pure abdicare dalla vergogna e frustrazione lo Zar in tribuna.

Amaurì 4, ha ragione Gattuso. Chi cazzo sei bambino ? Tratti con Brasile, Italia, ma se in campo internazionale sei una verginella e si vede come ti permetti ? Ieri sera Tarzan Boy è sembrato uno di quei pappagalli italiani che quando vanno all’estero ci provano con tutte le lingue del mondo. Lui, a pigliarla, ci ha provato come un emigrante a colloquio con l’Immigrazione. Una sola volta e ha perso vent’anni di vita per un colpetto in avvitamento insignificante. Mummificato Abramovich che si tiene i suoi, di bidoni. La morte sua è lo svariare sulla sinistra e sfondare poi al centro. O da solo o in compagnia. Stop. Sennò parla straniero. E questo in una Juve targata S.Pietro a Patierno può zittire una stagione.

Trezeguet, come la Bersagliera di Pane & Amore, 10 al più bel sogno non realizzato. Se avesse calzato da par suo di collo pieno la forma di quel tiro al volo corale, oggi i giornali sarebbero credo così : “La Regina d’Inghilterra è Trezegòòòl “.

Ranieri sv, ingiudicabile quando va in città, è il Provinciale. E non perché non metta Giovinco pure nella pasta e ceci. E nel suo caso non dipende da quanta esperienza abbia fatto, ma da ragioni del cuore che il cuore manco le sa. Al Chelsea lo applaudono tutti, forse perché s’è cavato dai cosiddetti, forse perché al quarto giro di Ceres brindi a qualsiasi cosa tu veda.

Faccio a cambio con Abramovich. Al quale faccio un appello, il periodico appello.

Maestà, lei che è sempre in cerca di nuove ragazze please. Molli la Gran Brettagna. Zar, compraci tu.


ricchiuti

Sfoglia gennaio        marzo
rubriche
links
tag cloud
cerca
calendario
adv