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si legge makìa (blog a prova di imitazioni)
Non si dimette
post pubblicato in Sono un gangster, il 6 maggio 2010


 

"Non ho questa abitudine, e neppure questa mentalità".

Evvabbè, direi che la prassi consolidata nel Pdl rispecchia più
il comportamento di Verdini che quello dell'ex ministro dello Sviluppo
Economico, e questa sarebbe la mentalità. L'abitudine, invece, deve
essere riferita a quell'attitude di Scajola di dimettersi ad ogni legislature.
Mi sa.



Teresa
Silvio il corruttore e le norme anticorruzione già abortite
post pubblicato in Sono un gangster, il 26 febbraio 2010


"Le norme sulla corruzione saranno inasprite.Per i reati di corruzione ho in animo
di presentare un provvedimento nel prossimo cdm.Non c'e' un ritorno di Tangentopoli
anche perche' tutti i partiti hanno il finanziamento pubblico e dunque si tratta di fatti
personali.I birbanti sono ovunque.Chi commette dei reati non puo' restare in nessun
movimento politico
".

Per la verità, non avevamo nessun dubbio. Ci preoccupavamo solo per la testa dei
suoi figli.



Teresa

A proposito di secchiate di fango
post pubblicato in Sono un gangster, il 25 febbraio 2010




Se vi fosse passato per la mente che l'esercito del male potesse essere
quel sistema gelatinoso in cui siamo precipitati, non avete capito niente.
Però vi avviso, dovessi incontrare l'esercito del bene sotto al palazzo e
pronto a raccontare tutte le cose belle che questo governo ha fatto.
Li prendo a bastonate.



Teresa
Il Pdl scende in piazza per difendere l’azienda del Capo
post pubblicato in I Giornaletti, il 6 ottobre 2009




Giornali e parlamentari del Popolo della Libertà lanciano l’idea
di una manifestazione dopo la sentenza di risarcimento civile
contro la Fininvest. In attesa della sentenza sul Lodo Alfano.
E delle elezioni anticipate.


L’ idea della grande contromanifestazione a difesa della libertà
deve essergli venuta guardando quella piazza romana gremita all’ inverosimile.
E si sa, lui è l’uomo dell’ arringa, del predellino tra la folla, a queste cose non
sa resistere. Solo che questa volta non si manifesterà a difesa di un bene
comune, quella libertà di stampa che garantisce le democrazie mature. Niente
di tutto questo. Si scenderà in piazza per difendere la Fininvest. Un’azienda
privata.

SOLDI, SOLDI, SOLDI – Quei 750 milioni di euro chiesti dal tribunale civile
di Milano come risarcimento per aver comprato la sentenza che gli permise
di mettere le mani sulla Mondadori corrompendo il giudice Vittorio Metta
( già corrotto da Previti per la vicenda Imi-Sir ), proprio non gli vanno giù,
soprattutto alla vigilia della sentenza della Corte Costituzionale sul Lodo
Alfano. “Non posso non rilevare che questa sentenza cade in momento
politico molto particolare. Non posso non rilevare che da’ ragione ad un
gruppo editoriale la cui linea di durissimo attacco al Presidente del Consiglio,
 per non dire altro, e’ sotto gli occhi di tutti. Sbaglia pero’ chi canta
vittoria troppo presto. Sappiamo di essere nel giusto e siamo certi che alla
fine questo non potra’ non esserci riconosciuto”,
così il presidente della holding
Marina Berlusconi. Ed ecco ritornare il leit motiv degli ultimi mesi sul complotto
giudici comunisti, poteri forti, salotti per male, banchieri cattivi. Quelle elite di
merda “attenzionate” dai suoi fedelissimi ministri. Ma come fa Marina Berlusconi
ad affermare di essere nel giusto se la Corte di Cassazione stabilì che ” la
Fininvest
fu la fonte della corruzione e pagatrice del pretium sceleris”?

EMERGENZA DEMOGGGRADIGA! – E il ministro per la Semplificazione
e coordinatore delle segreterie della Lega, Roberto Calderoli, in un’intervista
al Corriere della sera, lo dice forte e chiaro: ”Se qualcuno vuole cambiare
le carte in tavola -e vedremo cosa succederà sul lodo Alfano, sul lodo Mondadori,
su altre strane cose di cui si parla, sugli attacchi anche contro la Lega-
altro che piazza. Dobbiamo portare i cittadini a votare.
I poteri forti -aggiunge
l’esponente del Carroccio- vogliono condizionare l’agenda del Governo,
e quando trovano resistenza reagiscono attaccando in modo scomposto chi è
stato legittimamente eletto. “Ma noi non ci stiamo, se lo mettano bene in testa.
Se c’è un colpo di Stato, perchè si impedisce di governare a chi è stato
eletto e ha rivinto le elezioni anche alle scorse Europee, noi non siamo affatto
disponibili a subire. La risposta da dare è una sola, ed è concreta: bisogna
chiamare a raccolta i cittadini, e farli esprimere con il voto». «Quando i leader
di una maggioranza lo decidono, si va alle urne, non c’è dubbio. E si
dà così una lezione ai ‘viscidonì che anche all’interno del Governo
mantengono ambigue connivenze con i poteri forti. Ce n’è uno in particolare,
ma non è il solo, ce ne sono almeno dicei-venti che hanno la coscienza sporca,
e noi gli amici del giaguaro non li vogliamo
“. Quanto al presidente della
Camera Gianfranco Fini, «lui fa politica, ha le sue posizioni e le porta avanti,
ma questo è legittimo. Non è a lui che bisogna guardare. Io non ho parlato
di ministri, ma di Governo. Chi deve capire, capisce. Ma stia certo il Gran Visir
dei poteri forti: non l’avrà vinta
». Ecco di nuovo il fantasma dei vari Montezemolo,
Draghi, Monti
che torna a riaffiorare negli incubi della maggioranza. O, forse,
ad essere agitato ad arte da chi vuole andare alle elezioni anticipate convinto
che saranno un altro plebiscito.

IL CONTO DELLA SERVA - E quindi di cosa sta blaterando Nicola Porro su Il
Giornale
quando scrive “semmai il risarcimento potevano chiederlo ai (ci
rendiamo conto) meno danarosi Previti e Metta. E in via subordinata allo
Stato, che avrebbe dovuto rappresentare il giudice Metta. Niente di tutto
questo avviene. De Benedetti, l’ingegnere senza macchia, del crac Ambrosiano
e delle stampanti postali, ha bene in mente il suo obiettivo: Silvio Berlusconi e
la sua Fininvest. È a loro che chiede il risarcimento derivante da una sentenza
che non riguarda loro
”. Ma le sentenze dicono altro: Berlusconi è un “privato
corruttore”. Incarica Previti di corrompere il giudice che decide la sorte e la
proprietà della casa editrice. Previti ha “stabilmente a libro pagaVittorio Metta.
Il giudice si fa addirittura scrivere la sentenza. Ottiene “almeno
quattrocento milioni
” da una “provvista” messa a disposizione dalla Fininvest
che “incassa” in cambio la Mondadori. Chiaro no? Ora nell’ attesa che gli avvocati
della Fininvest riescano a convincere la Corte d’Appello di Milano a sospendere
l’efficacia della sentenza che potrebbe avere un impatto devastante sugli
equilibri aziendali e proprio in un momento delicato come quello della paventata
divisione dei beni richiesta in sede di divorzio da Veronica Lario per i suoi tre
figli, a Cicchitto è venuto in mente di fare l’unica cosa che a quelli del Pdl viene
bene. Sfruttare l’investitura populista del premier e far accorrere la politica in
sua difesa come sempre si è fatto da quindici anni a questa parte. Utilizzare
cioè il suo partito-azienda per difendere i suoi interessi privati. E quindi
esclusivamente il suo patrimonio personale. Non ci risulta infatti che nessuno
sia ancora sceso in piazza a difesa delle aziende e delle fabbriche che
in questo autunno drammatico stanno chiudendo i battenti una dopo l’altra.
Ma un Berlusconi che ha bisogno della piazza per difendersi dagli attacchi
di stampa e opposizione è un Berlusconi debole. E forse così si spiega il
messaggio che Luca Fazzo lancia dalle pagine del Giornale di famiglia “La
clamorosa decisione del giudice Raimondo Mesiano è un’arma in mano
a De Benedetti. Sta adesso all’Ingegnere se usarla come una clava o se
avviare – da posizioni di indubbia forza – una sorta di trattativa con
l’avversario. De Benedetti i soldi li vuole. Ma le modalità con cui passerà
all’incasso non sono scontate. E i primi segnali da via Ciovassino,
sede della holding del proprietario di Repubblica, dicono che il primo approccio
sarà relativamente morbido
”. Trattative, approccio morbido, vedremo. Certo è
che prima che gli ufficiali giudiziari bussino alla sede del Biscione per cominciare
il pignoramento ci vorranno almeno una decina di giorni. In dieci giorni si può
trattare. E poi c’è sempre il Lodo Alfano di mezzo.






Teresa

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