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Il miglior paese per partorire? La Norvegia
post pubblicato in I Giornaletti, il 4 maggio 2010


 

La classifica annuale della Ong Save the Children mostra le enormi differenze che si incontrano nel mettere al mondo un figlio nei vari paesi. L’Afghanistan è il posto peggiore. La Spagna è al 13° posto su 160. E l’ Italia?

Una donna norvegese che decidesse di partorire oggi avrà deciso il tempo giusto per una gravidanza dopo aver ricevuto 18 anni di istruzione alla contraccezione e dopo aver avuto un controllo completo sulla propria vita sessuale. Dopo la nascita, assistita da personale sanitario, potrà godere del congedo di maternità tra le 46 e le 56 settimane. Molto difficilmente il suo bambino morirà prima dei cinque anni. E se tutto va bene, lei vivrà fino a 83 anni. Una donna afghana, lo stesso giorno ha un alto rischio di morire durante il parto (una su otto muore di complicanze, prima o dopo il parto), che raramente (14%) sarà assistito. Questa donna, che è andata a scuola solo per cinque anni e non ha avuto accesso ai contraccettivi moderni (solo il 16% li usa), vivrà quasi la metà che in Norvegia: 44 anni. Durante la sua vita, probabilmente subirà la perdita di almeno uno dei suoi figli e se non si sono ammalati, entro i cinque anni di età, di qualche malattia facilmente prevenibile.

MALE GLI STATI UNITI - Questa è la semplice relazione che permette di disegnare l’ indice annuale pubblicato dalla ONG Save the Children che mostra, per l’undicesimo anno, i migliori e i peggiori paesi al mondo dove essere una madre. La differenza tra vivere in Norvegia o in Afghanistan, il primo e l’ultimo classificato quest’anno è misurata da indicatori di salute, dell’istruzione o delle condizioni economiche delle madri e dei bambini. Dopo la Norvegia troviamo l’ Australia, l’Islanda, la Svezia, la Danimarca, la Nuova Zelanda, la Finlandia, i Paesi Bassi, il Belgio e la Germania. L’Italia è diciassettesima tra i 43 che compongono il gruppo dei paesi più sviluppati. Dei 160 paesi nella lista (compresi quelli per i quali non esistono dati sufficienti), l’Afghanistan, il Niger, il Ciad, la Guinea-Bissau, lo Yemen, la Repubblica Democratica del Congo, il Mali, il Sudan, l’Eritrea e la Guinea Equatoriale sono i peggiori. Tra i paesi sviluppati, salta all’occhio quel 28esimo posto degli Stati Uniti. Il rischio di mortalità materna (una su 4.800) e la mortalità dei bambini prima di cinque anni (8 su 1000 nati vivi) sono tra i più alti del mondo sviluppato, secondo il rapporto della Ong americana. Save the Children sottolinea anche come la politica degli Stati Uniti sul congedo di maternità sia molto meno generosa rispetto a quella dei paesi ricchi.

SERVONO OSTETRICHE! - Anche se queste condizioni sono migliorate, le madri dei paesi in via di sviluppo “sono esposte a rischi molto maggiori per la loro salute e quella dei loro figli“, afferma in un comunicato Mary Beth Powers, responsabile della campagna per la sopravvivenza dei neonati e dei bambini. Le prospettive nei 10 paesi in coda sono tristi: una madre su 23 morirà per cause legate alla gravidanza. Un bambino su sei morirà prima del quinto compleanno e uno su tre sarà malnutrito, senza pensare che quasi il 50% della popolazione ha difficoltà di accesso all’acqua potabile. Il rapporto completo, intitolato State of the World’s Mothers 2010, ricorda “la disperazione umana e le opportunità perdute” che si celano dietro i numeri e che “richiedono che si forniscano gli strumenti di base per le madri per rompere il ciclo della povertà e migliorare la qualità della vita, quella dei loro figli e delle generazioni future“. Uno di questi strumenti è l’educazione delle donne, che, secondo Save the Children, dà la possibilità alle mamme di proteggere la propria salute e quella dei bambini che necessitano di cure specialistiche. “Donne istruite tendono a sposarsi più tardi e hanno meno figli, più sani e meglio nutriti“, si legge nella relazione. L’ONG raccomanda inoltre la formazione degli operatori sanitari, soprattutto delle ostetriche. La relazione ricorda che sono necessari 4,3 milioni di specialisti sanitari nei paesi in via di sviluppo per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. L’organizzazione consiglia inoltre di incoraggiare le donne a specializzarsi in questo lavoro e di svilupparlo soprattutto nelle comunità più remote.


Teresa


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permalink | inviato da makia il 4/5/2010 alle 20:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
I preservativi non servono e nemmeno i soldi. Diamogli delle brioches
post pubblicato in Sono un gangster, il 18 marzo 2009




Nei paesi dell'Africa Sub Sahariana vi sono circa 25-28 milioni di persone
infette da Hiv, più del 60% di tutta la popolazione Aids e più dei tre quarti
delle donne. Secondo una recente stima di Save the Children, ogni quattordici
secondi un bambino perde uno dei genitori per cause legate all’Aids e si
prevede che il numero degli orfani sia drammaticamente destinato a crescere
nei prossimi anni, fino a raggiungere la cifra di 25 milioni nel 2010. La maggior
parte di questi bambini vive in Africa. Almeno 2 milioni di malati hanno meno
di 15 anni. Inoltre la fascia d’età tra i 15 e i 24 anni è quella che registra il maggior
numero di nuovi casi di Hiv/Aids, pari al 40% delle persone che vengono contagiate.

Io vorrei sapere con quale faccia tosta si va in Africa a suggerire la castità e
l' amicizia con i sofferenti. 
Come primo viaggio in Africa poteva andare peggio. Poteva fargli buu, per esempio.


Teresa
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