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si legge makìa (blog a prova di imitazioni)
Pyongyang 20 marzo 2010
post pubblicato in Sono un gangster, il 21 marzo 2010




"Vi nomino missionari della verità e della libertà per andare a convincere chi ancora non è convinto, chi legge solo i giornali della sinistra".

Quanto dite che siamo distanti dalla Corea del Nord?


Teresa
Silvio il corruttore e le norme anticorruzione già abortite
post pubblicato in Sono un gangster, il 26 febbraio 2010


"Le norme sulla corruzione saranno inasprite.Per i reati di corruzione ho in animo
di presentare un provvedimento nel prossimo cdm.Non c'e' un ritorno di Tangentopoli
anche perche' tutti i partiti hanno il finanziamento pubblico e dunque si tratta di fatti
personali.I birbanti sono ovunque.Chi commette dei reati non puo' restare in nessun
movimento politico
".

Per la verità, non avevamo nessun dubbio. Ci preoccupavamo solo per la testa dei
suoi figli.



Teresa

A proposito di secchiate di fango
post pubblicato in Sono un gangster, il 25 febbraio 2010




Se vi fosse passato per la mente che l'esercito del male potesse essere
quel sistema gelatinoso in cui siamo precipitati, non avete capito niente.
Però vi avviso, dovessi incontrare l'esercito del bene sotto al palazzo e
pronto a raccontare tutte le cose belle che questo governo ha fatto.
Li prendo a bastonate.



Teresa
L' Italia che ama farà Guido ministro
post pubblicato in Sono un gangster, il 29 gennaio 2010




"Ciò che è accaduto quella notte, mi ha dato una grande forza. Ho lavorato con il
dolore nel cuore,ma con la gioia di poter essere utile al mio paese. Ci piacerebbe
che l'Italia fosse questa. L'Italia dei buoni sentimenti che ama e che sente di dover
essere utile".

Gli italiani sono brave persone che si vogliono bene. Importante che tutti considerino
gli immigrati dei criminali. Se così stanno le cose non mettetemi fra le brave persone.
Continuate a considerarmi una fabbrica dell'odio e non ci pensiamo più.



Teresa 
La settimana dell'amore (telefonico)
post pubblicato in Sono un gangster, il 28 dicembre 2009




Siamo partiti il 20 con la telefonata ai pidiellini veneti, poi il perdono a Napolitano
e a Tartaglia il 22, mezz'ora di comizio a RadioRai la vigilia, per non parlare del
collegamento fiume con i fortunelli di Coppito, il Tg1 delle 13 durante il pranzo
di Natale, a Santo Stefano la telefonata a don Pierino Gelmini che gli ha augurato
di tenere botta. Ora, dovesse tenere botta così fino all' Epifania ve lo dico.
Scappo ai Caraibi, E senza telefonino.



Teresa
Resta un discorso allucinante
post pubblicato in Sono un gangster, il 14 dicembre 2009




E quindi oggi nessuno si sognerà di andare ad analizzare il folle
discorso di Silvio alla manifestazione del Pdl in cui ha attaccato
ancora una volta la Rai, la magistratura, l'opposizione e la Costituzione.
Niente. Si parlerà solo di quella statuetta lanciatagli da uno psicopatico.
Semmai dovessimo diventare un Paese normale fatemi un fischio.


Tess
Qui Pyongyang
post pubblicato in Sono un gangster, il 11 dicembre 2009




A parte il fatto che è l'unico italiano con le palle da centocinquant'anni, ma cosa
ancora deve fare prima che le tante anime belle del terzismo caschino dalle quelle
seggiole e dichiarino che quest'uomo ci ha già messi a scavare ?

http://www.giornalettismo.com/archives/44141/silvio-e-quella-barzelletta-sul-paracadute/


Teresa
Sputtanano l' Italia (cit.)
post pubblicato in Sono un gangster, il 5 dicembre 2009




Se vogliamo dirla proprio tutta, le dichiarazioni di Spatuzza per adesso
sputtanerebbero solo Silvio. E ancora prima di provare quelle accuse. Se
poi ci mettiamo d'impegno, un po' di materiale di gente che ha fatto di
questo Paese una cloaca, lo troviamo. Suvvia.


Teresa


Teresa

Mettici una pezza
post pubblicato in Sono un gangster, il 17 ottobre 2009




"E' stata una battuta di spirito abbastanza conosciuta e di largo consumo". 
Che nella sua mente è un modo per sdoganare le offese per tutte quelle
che non sono a sua disposizione. E poi alle sue ministre hanno detto di tutto
( qui aggancia l'assist della Meloni a cui qualcuno da qualche blog deve aver 
gridato più-fascio-che-tappo o cose del genere ). In realtà la Meloni non se la
fila nessuno nemmeno dai blog figurarsi in televisione, ma probabilmente lui
si riferiva ai calendari ex-voto della Carfagna.
Non so perché ma ho l'impressione che il lodo Bindi stia prendendo la solita
piega farsesca.


Teresa
Nicola Cosentino, il candidato a disposizione dei casalesi
post pubblicato in I Giornaletti, il 13 ottobre 2009




Le prossime elezioni regionali in Campania hanno evidenziato tutte le faide
all’ interno del Pdl locale. Tra accuse e calunnie alla fine sarà Silvio Berlusconi
a decidere chi lanciare per l’assalto a Palazzo Santa Lucia.


L’accusa è da far tremare i polsi. “Era a disposizione dei casalesi”. L’accusatore è Dario De Simone,  pentito del clan camorrista dei “casalesi”, la più feroce organizzazione criminale della Campania. L’accusato è Nicola Cosentino, attuale Sottosegretario al ministero dell’Economia di Giulio Tremonti e potentissimo reggente del Pdl in Campania. Grazie alle sue dichiarazioni rese alla Procura distrettuale antimafia, De Simone è stato determinante per le condanne di molti esponenti del suo ex clan nel cosiddetto maxiprocesso “Spartacus”. “L’onorevole Cosentino aveva avuto espressamente il nostro aiuto – afferma De Simone – per le sue elezioni, era a disposizione per qualunque cosa noi gli avessimo potuto domandare. Se gli avessimo chiesto un certo tipo di lavoro pubblico, non esisteva che potesse rifiutarsi”.

TUTTI I PENTITI LO ACCUSANO - Ma non è solo De Simone a tirare in ballo il coordinatore pidiellino e probabile candidato del centro-destra alle prossime elezioni regionali. Altri quattro collaboratori di giustizia hanno chiamato direttamente in causa il politico berlusconiano. Il primo verbale che lo accusa risale al settembre 1996, l’ultimo al primo aprile 2008: tutti prima di diventare il vice del ministro Tremonti. Cosentino è stato indicato nel 1998 da Domenico Frascogna come postino insospettabile dei messaggi del capo dei capi, Francesco Schiavone, il famoso “Sandokan”; da Carmine Schiavone, suo cugino, come candidato della famiglia nelle elezioni comunali e provinciali. Nel febbraio 2008 da Michele Froncillo come il contatto per vincere le gare pubbliche. Infine, Gaetano Vassallo,  l’imprenditore di camorra che per un ventennio ha inondato la Campania di scorie tossiche, descrive il suo ruolo negli appalti per consorzi rifiuti e termovalorizzatori. Il settimanale L’Espresso ha invece ricostruito come alla società della famiglia Cosentino,  un colosso nel settore del gas (l’Aversana Petroli di Casal di Principe, l’azienda a cui era diretto il carico di GPL che ha provocato il disastroso incendio alla stazione di Viareggio di qualche mese fa) fosse stato negato il certificato antimafia: un permesso concesso solo dopo l’intervento del prefetto di Caserta Elena Stasi, poi eletta al parlamento per il Pdl grazie anche al sostegno dell’attuale sottosegretario all’Economia. Cosentino agli amici è soprattutto noto con il soprannome di famiglia ereditato dal padre: “O’ Americano”. In tutta Terra di lavoro (la provincia di Caserta) i Cosentino sono considerati una famiglia potentissima. Lo stesso tribunale di Santa Maria Capua Vetere è in un condominio di loro proprietà, mentre nella vicina Sparanise sorge la centrale elettrica diventata ormai il principale core-business della famiglia.

LA SOLIDARIETA’ DI BERLUSCONI - Nonostante la gravità delle accuse, Cosentino non si è smosso di un centimetro dalla sua poltrona ministeriale, anche in virtù dell’attestato di stima ed affetto rilasciato dallo stesso premier Silvio Berlusconi, che ha così chiuso la questione: “Ho assicurazione personale dagli interessati che si tratta di operazioni legate alla politica, e non a quella realtà”. Pure il ministro Gianfranco Rotondi si è detto solidale con Cosentino arrivando a paragonare la sua vicenda a quella di Giulio Andreotti e del famoso “bacio con Riina”. Eppure le accuse di De Simone appaiono molto circostanziate: “Cosentino mi chiese di aiutarlo nella campagna elettorale. Io mi diedi da fare. Parlai con il coordinatore nella zona di Forza Italia. Ho parlato anche con Walter Schiavone, Vincenzo Zagaria, Vincenzo Schiavone: tutte persone che per altro ben conoscevano il Cosentino. Un buon gruppo di noi frequentava il club Napoli di Casale, circolo che frequentava anche il Cosentino. Durante la latitanza, io e Walter Schiavone abbiamo dormito spesso lì. Solo a Trentola Ducenta (piccolo comune del casertano n.d.r.) ha raccolto 700 preferenze. Io stesso ho chiesto a varie persone la cortesia di votare Cosentino. Certamente quando io chiedevo delle cortesie ai vari amici di Trentola nessuno le rifiutava. Un po’ tutta l’organizzazione si è occupata delle sue elezioni. Per la zona di Aversa si è interessato Francesco Biondino, per la zona di Lusciano Luigi Costanzo, per la zona di Gricignano la famiglia di Andrea Autiero, per la zona di Casaluce tale L. V., per quella di Teverola il ragioniere Di Messina”. Tutte le persone indicate sono state poi arrestate. De Simone, all’epoca latitante, ricostruisce nei suoi verbali molto dettagliatamente i colloqui con Cosentino. “Dopo le elezioni e fino al momento del mio arresto discutevamo della situazione che si è venuta a creare dopo la retata Spartacus. Cosentino mi tranquillizzava dicendo che la sola parola di Carmine Schiavone non poteva consentire una condanna definitiva e che pertanto, nell’eventualità del mio arresto, dopo un periodo di carcerazione preventiva sarei comunque uscito. Cosentino mi riferì che la vittoria della coalizione di Forza Italia avrebbe sicuramente comportato un alleggerimento della pressione nei nostri confronti e in particolare si riferiva alle disposizioni di legge sui collaboranti della giustizia. Ricordo anche che parlavamo degli orientamenti politici dei giudici che si occupavano delle nostre vicende, in particolare del dottor Greco e del dottor Cafiero che ritenevano particolarmente agguerriti nei nostri confronti. Arrivammo alla conclusione che l’affermazione di Forza Italia avrebbe potuto mutare la situazione, nel senso che i giudici di sinistra sarebbero stati ridimensionati e non avrebbero più avuto quel potere alla Procura di Napoli. Il Cosentino mi disse che bisognava stare attenti soprattutto in riferimento all’attività politica degli onorevoli Diana e Natale in quanto persone vicine all’onorevole Violante e che facevano pressioni affinché vi fosse un intervento costante nella zona da parte delle forze dell’ordine”.

LE FAIDE NEL PDL CAMPANO - Per la verità, la solidarietà con il “casalese” (Cosentino come detto è originario proprio di Casal di Principe) da parte del suo partito non è poi così granitica come apparirebbe. Il partito è diviso in due blocchi. In quello più consistente c’è lo zoccolo duro dei “casertani” e di molti esponenti locali della cinta a nord di Napoli a cominciare dal sindaco di Giugliano Giovanni Pianese, che recentemente ha dichiarato: “pur ritenendo valide le ipotesi di altri candidati del PdL alla presidenza della Regione Campania, sono fermamente convinto che l’eventuale scelta del Coordinatore Regionale l’On. Cosentino possa dare linfa alla Regione Campania in termini politici e progettuali”. Nell’altro, invece, troviamo la “vecchia guardia” napoletana, quella uscita ridimensionata nel feroce scontro tutto interno alle colonne berlusconiane. I fratelli Fulvio e Antonio Martusciello e soprattutto Alfredo Vito, ex “mister centomila” preferenze, tangentista reo confesso nella Dc della prima Repubblica e poi attivissimo spargitore di veleni all’epoca della Commissione parlamentare Telekom-Serbia. Cosentino non ha mai nascosto la sua personale antipatia per i rivali. Ecco cosa ha dichiarato all’indomani della vittoria berlusconiana alle ultime elezioni politiche del 2008: “da quando abbiamo in mano il partito abbiamo vinto tutto, quando a comandare erano gli altri vinceva il centrosinistra”. Nemmeno Alfredo Vito però gliele manda a dire. Anzi, ha esplicitamente accusato Cosentino di connessione con una certa “ zona grigia espressione di malaffare”. “Mi trovi una sola dichiarazione – ha dichiarato Vito ad un quotidiano locale – o un rigo del sottosegretario Cosentino in cui egli riconosca come mafiosi il clan dei casalesi. Troverà generiche frasi sulla vittoria dello Stato, ma mai una parola contro la mafia che soffoca la terra in cui è nato. A parte questo dettaglio, ho avanzato critiche circostanziate anche su alcune elezioni di consiglieri o capigruppo Pdl in comuni importanti della provincia, da Villaricca a Giugliano. Abbiamo messo in lista personaggi che hanno avuto contatti frequenti con elementi in odore di camorra. Non solo: nel 2007 facemmo il tesseramento e io portai un elenco dei collusi, gente che doveva restare a casa o nei loro studi professionali. Niente. Sono dentro”.

I FROCETTI DI ROMA - Un bel quadretto edificante, vero? Eppure se nel Pdl campano “O’ Americano” non è ben visto da tutti: anche molti ex An, a cominciare dall’altro coordinatore campano Mario Landolfi, si mostrano scettici e dubbiosi sulla sua investitura, in occasione di una sua recente discesa a Napoli, Giulio Tremonti ha rilasciato una cauta apertura sul nome di Cosentino per la candidatura alla presidenza della Regione. “Vorrei che Cosentino continuasse a lavorare con me al Tesoro, però è probabile che non riuscirò a trattenerlo”. Infine, pure il ministro delle Pari Opportunità, Mara Carfagna ha voluto mettere bocca nella querelle annunciando pubblicamente la sua disponibilità. “Se me lo chiedono, io sono pronta”. Ed è sul nome di Mara Carfagna che si stanno spendendo i maggiorenti del partito campano che manovrano da Roma. E Berlusconi ha già nelle sue mani un sondaggio segretissimo frutto del lavoro, una sorta di commissariamento in incognito del Pdl, per il quale aveva investito Italo Bocchino “la Carfagna è sicuramente il candidato più forte che c´è. Sono in possesso di tutti i sondaggi riservati che abbiamo fatto. Ci confermano che contro di lei nessun nome del centrosinistra avrebbe partita”. Ma Nicola Cosentino non ha nessuna intenzione di fare un passo indietro e manda un messaggio chiaro proprio a Bocchino “basta con questa politica fatta da frocetti che credono di poter decidere, stando a Roma, il destino politico della Campania”. E’ guerra aperta. E’ le guerre interne, nella sua azienda, le risolve il Capo. L’ultima parola spetta come sempre a Silvio e così come raccontava una fonte autorevole del partito a margine di un forum sul Sud, “quando Berlusconi avrà deciso chi è il candidato per Palazzo Santa Lucia, basterà non una telefonata, ma un sms. E si allineeranno tutti e 60 i parlamentari campani”. Il prossimo 10 ottobre Berlusconi è atteso in Campania. Sarà quella la data dell’investitura di “O’americano”? Di certo, anche alla luce della bocciatura del cosiddetto “Lodo Alfano” da parte della Corte Costituzionale e delle successive polemiche che hanno investito la stessa Corte e persino il Quirinale, è facile immaginare in quale clima di scontro. Sta di fatto, però, che lo stesso cavaliere tergiversa ancora. La matassa deve apparirgli evidentemente molto intricata. Infatti, anche in occasione della sua ultima uscita campana di domenica scorsa alla “Festa della libertà” di Benevento, ha completamente glissato sulla vicenda. A sbottonarsi un po’ è stato il solo Coordinatore nazionale Pdl Denis Verdini, che ha assicurato che il prossimo candidato del partito sarà “sicuramente di provenienza Forza Italia” causando, a sua volta, più di un dubbio e diversi “mal di pancia” nei “pidiellini” campani più vicini a Bocchino e, quindi, anche allo stesso Gianfranco Fini.


Pietro Salvato e Teresa Scherillo per Giornalettismo

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