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si legge makìa (blog a prova di imitazioni)
Quando i commenti valgono un post. Qui si balla di architettura (cit.).
post pubblicato in Metà ballerina, il 10 ottobre 2007


elenco punto commento commento di   rip -   lasciato il 8/10/2007
Dai, con i Clash non si sbaglia mai...io avrei scelto Death or Glory, però.

elenco punto commento commento di   ricchiuti -   lasciato il 8/10/2007 alle 22:34
Finalmente, dopo le crisi mistiche di Vedo la Politskaia,politbiura, polisportiva che dir si voglia, insomma quella che non è di questa terra, facce amiche, Paul Simonon immarcescibile bassista e maitre a penser della philo punk.
L'uomo che sintetizzò un decennio facendo spaventare a morte i romantici come Gabriel ruttando in piena Londra, "se sento ancora una canzone con dentro Love, giuro che vi corco".
Tra l'altro, io che coi socialisti ho antichi e brevi trascorsi da giovane espulso, la Rock in the casbah potrebbe davvero fungere allo scopo del proporre ancora lo stesso stinto vestito laicista dei diritti bla bla.
Rock in the casbah è una canzone contro il fondamentalismo e le dittature saudite, di quando la sinistra stava anche contro i preti orientali oltre che quelli occidentali, posto sia mai stata contro i preti occidentali dal sardo onesto in poi. Peppone si, Simenon peggio.

elenco punto commento commento di   ricchiuti -   lasciato il 8/10/2007 alle 22:37
Ps
Anche se Should I stay etc, essendo stata usata per uno spot di jeans se non erro, è molto più prodiana perchè sexy.
Occhio ai messaggi subliminali di questa gente perchè, se ascoltate Boselli al contrario, lo sentirete finalmente, per la prima volta in vita sua, incazzato o stappato dalla scopa infilatasi nel didietro che dir si voglia.
Compagni, notte.

elenco punto commento commento di   l_antonio -   lasciato il 8/10/2007 alle 23:46
Bella "Rock the casbah", che appartiene però a un periodo dei Clash meno militante e un po' più sculettante. Se dovessi associare un loro brano a un'impresa politica, escludendo la classica "Revolution Rock" o "Guns of Brixton" (che, più che altro, è un inno alla rivolta sociale), direi "Death or Glory": canzone dai toni epici, che magari fosse l'inno di questo benedetto PD (sigh!). Il brano è tra i più significativi della storia dei Clash, tant'è che una loro biografia scritta da Pat Gilbert si intitola proprio così...

elenco punto commento commento di   ricchiuti -   lasciato il 8/10/2007 alle 23:48
Si, Death or glory bla bla
Signori, non ciurliamo nel manico, la canzone più politica dei Clash è White riot con tanto di bel retroterra nazista, primo batterista compreso, e nichilismo puro.
Non cominciamo coi monumenti al punk, quelli fateli a Phil Collins.

elenco punto commento commento di   l_antonio -   lasciato il 9/10/2007 alle 0:47
London Calling è la crisi del punk, i primi a esserne consapevoli sono i Clash stessi, che dopo la fase "americana" di Give'em enough rope scelgono altre strade, più ricche di sonorità (e meno male). In fondo, il punk nasce e muore alla sua prima esplosione, a causa della propria natura incendiaria e anarchica. Death or glory non è affatto la canzone più politica dei Clash, mai detto. Mi piacerebbe ispirasse la nascita del PD, ma così, tanto per giocare un po' tra musica e politica...

elenco punto commento commento di   ricchiuti -   lasciato il 9/10/2007 alle 7:34
Non esiste la crisi del punk. Il punk è crisi e di per se stesso destinato a morirsi addosso.
London calling è del '79, Rock in the casbah dell'82-83, in mezzo son morti tutti, dal fratello di Peci alla Rivoluzione d'Ottobre.
Da Lc stiamo già a Reporter.

elenco punto commento commento di   l_antonio -   lasciato il 9/10/2007 alle 10:33
Ricchiù, diciamo le stesse cose (ossia che il punk è talmente incendiario da incendiare subito se stesso, quindi è "crisi di per se stesso") ma tu non sei d'accordo con me. Inquietante.

elenco punto commento commento di   ricchiuti - utente certificato  lasciato il 9/10/2007 alle 13:23
Non stiamo dicendo le stesse cose.
Tu hai scritto che London Calling è la crisi del punk, io ho risposto che punk non ha crisi. Tu hai scritto che Death or glory etc sono i momenti più significativi da un punto di vista del Clashing politico e io vi ripeto, signori, non facciamo finta che White riot sia mai esistita. Che non sia White riot ciò che resterà di loro nell'immaginario collettivo degli anthem. O che il punk sia anche Ronnie Biggs, sia Syd Vicious che spinto dall'ebreo Mc Laren va a minacciare col coltello gli ebrei che protestano per la sua svastica.
Il punk è anche ciò che c'è di inaccettabile, inutile mettere le ali corrette ad un urlo che non voleva costruire nulla.
Truffare, imbrogliare, pestare, vomitare e bene anche così.
Ed è anche corruzione di se stesso e della propria presunta purezza. Non è che i Clash si imbastardiscono vendendosi agli sculettamenti, la vendita era già nel biglietto d'invito al pubblico di merda da sputare.

elenco punto commento commento di   rip -   lasciato il 9/10/2007 alle 13:38
Parlare di musica è come ballare di architettura (cit.)

elenco punto commento commento di   ricchiuti - utente certificato  lasciato il 9/10/2007 alle 13:47
Per non parlare del ballare di calcio.

elenco punto commento commento di   l_antonio -   lasciato il 9/10/2007 alle 14:26
Vediamo. 1) Hai detto: "Il punk è crisi e di per se stesso destinato a morirsi addosso". Ne deduco che la crisi è connaturata al punk, ne è un elemento strutturale, il punk vive (e muore) delle propria crisi. Il punk non entra in crisi, dunque, perché vi è da sempre (e non potrebbe non esserlo, perché altrimenti sarebbe altro da sé). Io avevo detto che: "Il punk nasce e muore alla sua prima esplosione, a causa della propria natura incendiaria e anarchica". Ossia: la sua nascita (essere) e la sua morte (nulla) coincidono, la sua natura anarchico-nihilista lo porta a scontare immediatamente, di getto, la sua fine. In questo senso, il punk "è" la sua crisi. Non vedo differenze tra le due affermazioni (la mia e la tua), perdonami. Stesso nihilismo, stesso senso della crisi. Tu l'avrai scritto meglio. Ne sono certo. Ma non più di questo.
2) Distingui sottilmente tra "avere crisi" ed "essere la crisi" (dici: "Tu hai scritto che London Calling è la crisi del punk, io ho risposto che punk non ha crisi"). Distinzione intrigante. Nel primo caso la crisi "si aggiunge" alla cosa, nel secondo "è" la cosa. Nel primo è attributo, nel secondo sostanza. Ora, a me pare, che propendiamo entrambi per la seconda. O no?

elenco punto commento commento di   l_antonio -   lasciato il 9/10/2007 alle 14:26
3) Dire (come dico io) che London Calling è la crisi del punk non c'entra niente con quanto abbiamo detto sinora. Intendevo affermare che con London Calling i Clash "saltano", risolvono la continuità, esprimono un'altra fase. Ti dirò di più: se il punk è crisi, ed incendia se stesso nihilisticamente, compreso tutto ciò con cui entra in contatto, non c'è altra via che "superarlo", "saltare" in altra dimensione, perché la fase precedente non è dialettica, non produce sviluppi, non crea senso storico. Qui, i Clash "saltano", e lo fanno con convinzione dopo l'esperienza americana, dopo Give 'em enough rope, cambiando produttore e scegliendo davvero una nuova dimensione musicale.
Non pretendo di convincerti. Mi sa che è impossibile. Volevo solo aggiungere argomenti ad argomenti. Bella discussione.

elenco punto commento commento di   Ja -   lasciato il 9/10/2007 alle 15:47
Comunque, l_antonio, corretto. Il punk dopo Cabaret Voltaire si esauri' nei Sex Pistols. I Clash sono gia' post-punk che si innalza sulle rovine del punk.

elenco punto commento commento di   ricchiuti - utente certificato  lasciato il 9/10/2007 alle 15:54
Tre paragrafi stroncherebbero un cavallo, figurarsi un vecchio mulo come me.
Sostanzialmente vengo incontro alle tue esigenze di pacificare due posizioni così indistinguibili da essere persino fastidiosamente distinte.
Che dire ? Son passati trent'anni, facciamo pace tutti, compresa la Regina. Che Iddio la salvi veramente ( Ja, tranquillo, puoi rilassare gli addominali).

elenco punto commento commento di   ricchiuti - utente certificato  lasciato il 9/10/2007 alle 15:56
Nb
Niente da fare, il jazzista ritorna sempre sul luogo del delitto.
E come definire altrimenti il dire dei Clash, i padri del Punk, che sono post-punk ?

elenco punto commento commento di   Ja -   lasciato il 9/10/2007 alle 16:9
Vabbe', tu sei post-Ricchiuti.

elenco punto commento commento di   ricchiuti - utente certificato  lasciato il 9/10/2007 alle 17:16
Un concetto semplice, Ja.
Se è vero che siamo quel che facciamo, quella ninna nanna paciosa sulle magnifiche e progressive che ci ammannì Norman Mailer, nel caso del Lennon fase Cage della Ono Band, attento, non è banale perchè fa cose banali. Destruttura il tema della canzone d'amore e dunque è un buono o gradevole o inutile scompositore concettuale.
Penso sia chiaro ora.
La differenza nella valutazione della crisi punk, comunque, fra me e l'Antonio, c'è. La si può notare quando parla di stacco dalla fase destruens. Chiamandola, positivisticamente, evoluzione, della serie compagni evolversi o affogare. Ed infatti la fase terminale dell'apertura alla vita (musicale) lui la chiama decadentisticamente sculettamento.
Io invece dove lui parla di apertura-evoluzione-involuzione uso un solo termine, vendersi. E lo riaffermo ancora, perchè il tradire i meccanismi della truffa musicale, sia nel rapporto arte-pubblico che nel rapporto arte-espressione dell'arte, tradire dal di dentro l'inevitabile rapporto di fidelizzazione con critica e pubblico rappresenta non una chiusura del vecchio punk cazzone e fracassone nello stanzino buio delle cose inutili.
Ne è la continuazione coerente del grido.
Ah, perdonami Ja ma Cabaret Voltaire non è punk. Non può esserlo perchè è new wave che è quella cosa descritta da l'antonio, l'evoluzione, la mescola in senso positivistico.
Punk non può essere elettronica, l'elettronica è aere, è odissea 2001, il punk è rasoterra, terra terra e solo terra, punk è il basso di Vicious scollegato, è Rotten che urla afono, è parole banali, musica orrenda e concetti zero, per carità.
Punk è l'incompetenza elevata a titanismo, è l'uomo che si ribella al fuoco e alle sfumature ed alla precisione nel far le cose, rinuncia al suo sapere e dice, anzi urla bianco è nero e do è uguale a re.

elenco punto commento commento di   l_antonio -   lasciato il 9/10/2007 alle 18:37
Ricchiuti, eccole finalmente le differenze. 1) A me il mercato non fa schifo. Quando si lavora sul mercato discografico, non per questo tout court ci si vende. Non staresti a parlare di Lennon se Lennon non fosse stato il top di mercato, e dunque della diffusione di massa di eventi sonori. C'è merce e merce (in questo sono riformista): c'è il dentifricio buono e quello adulterato, tutti e due si possono acquistare. Se tu non potessi acquistare qualcosa, ossia accedere al mercato, non potresti (è quasi sempre così) goderne: è la triste, se vuoi, ma insuperabile realtà dei fatti. 2) Io non dico mai che i Clash si sono "evoluti" (odio la parola evoluzione, ecco perché sono un rivoluzionario), io dico che fanno un "salto", risolvono la continuità, e a partire da una dimensione nihilistica affrontano una via politica (discutibile se volete). Qui subentrano, allora, London Calling e Sandinista. Attenzione, perché Sandinista è la prova provata che i Clash non si vendono al mercato, ma ne intuiscono l'esistenza e lo affrontano, senza sbracare. Tanto è vero che Sandinista in Inghilterra fu un flop, pur essendo un disco secondo me bello e intrigante, che propone una "mescola" (dici tu), io direi una miscela (del tipo world music) di suoni culture sensibilità, con un prodotto finale assolutamente all'altezza della loro nuova avventura (Hitsville è meravigliosa). 3) "Rock the Casbah" è un'altra cosa ancora. Io ho detto "sculettamento" senza essere un detrattore della loro musica, ma nel senso di andamento ballabile, più vicino alle esigenze minute del mercato, e senza tuttavia mollare definitivamente la presa nei confronti delle proprie idee politiche e musicali. Tutto qui. Ribadisco: bella discussione.

elenco punto commento commento di   Teresa- - utente certificato  lasciato il 9/10/2007 alle 18:48
bella davvero, la discussione, tanto che andrà in post, perchè sennò si perde, però questa volta il video lo scegliete voi.
ci mettiamo i sex pistols, se non sarete d'accordo sul brano, poi scelgo io, fra quelli che avrete segnalato, a mio insindacabile giudizio


elenco punto commento commento di   ricchiuti -   lasciato il 9/10/2007 alle 19:0
1) Se mi togli il "vendersi" è come togliere un ingrediente, forse il sale, dalla minestra del mercato come della vita. Se togli tensione, riprovazione, vogliamo dire peccato senza metterci per forza un Dio presente ?, se togli il rischio e la possibilità che il tuo eroe, fossi anche tu per te stesso, tu eroe di te stesso, tradisca, non so, credo costituisca un impoverimento. Con tutto il rispetto per il mercato ma credo che il mercato stesso, da quello più antico delle anime a quello delle pentole a bidone, ne risentirebbe. Acquistare con un groppo in gola e tutto il potere al tuo resto. Non interrompiamola questa vecchissima emozione.
2) Me la ricordo la rivoluzione fatta a nome di Sandino. Credo non sia un caso se fu presa quella e non l'altrettanto anticapitalistica degli ayatollah franco-iraniani. Il riferimento era alla canzone tipica dei Clash di cui discorrevamo dibattendone, se sia una delle rosse o White riot che rossa proprio non lo è. Ricordo solo che credo sia stata la prima sommossa popolare guardata allegramente e bene sia a destra che a sinistra del '77. Quando, no è che quando sento accostare Strummer a Ken Loach ho un orrore filologico e quando vedo evocare i Clash per l'Africa manco fossero gli U2, non so, ho voglia di sbracare anch'io.
La massa bianca ci saluta dalla storia, discussione bella, lo confermo e ringrazio chi me l'ha permesso.

elenco punto commento commento di   ricchiuti -   lasciato il 9/10/2007 alle 19:3
Grazie, Direzione.
Propongo "Belsen was a gas" degli ebrei Pistols, al canto Ronnie Biggs, cervello della rapina al postale Londra-Glasgow,latitante, Brasile 1978.
Ironia della sorte, il protagonista del film su quella rapina fu proprio Phil Collins con una Groovy kind of love che costò la vita a 4 vicini di casa di Paul Simenon.

elenco punto commento commento di   Ja -   lasciato il 9/10/2007 alle 19:12
>Punk è l'incompetenza elevata a titanismo, è l'uomo che si ribella al fuoco e alle sfumature ed alla precisione nel far le cose, rinuncia al suo sapere e dice, anzi urla bianco è nero e do è uguale a re.

E via con la cupio dissolvi ricchiutiana. Non ci vedo nulla di cio' in No Feeling, per esempio. O nei CV delle origini, quando gli operai di Sheffield li prendevano a mazzate da conservatori qual'erano.
Le classificazioni lasciamole a chi mangia pane e cicoria.


elenco punto commento commento di   ricchiuti -   lasciato il 9/10/2007 alle 19:25
Questo del liberarsi delle classificazioni mi ricorda la Caselli del nessuno mi può giudicare.
Come se fosse possibile davvero sfuggire ai meccanismi dell'attribuire un predicato a un soggetto e mettere in fila per tre col resto di due i risultati di siffatta operazione.
Comunque, se tu mi dici che Punk non è incompetenza perchè i Cv sapevano suonare etc, ti ho premesso che sono i Cv a non essere punk. Punk è Gene Vincent, Eddie Cochran, è anche un passatismo feroce nel rivalutare lo schema di partenza iniziale del rock, sia strumentale che nella sua cupa e limitatissima metrica d'accordi e ritmi (oh, nei '70 oltre ai Genesis e ai Pink Floyd questi si erano beccati persino i Deep Purple che facevano i concerti con la Royal di Londra, te capì ?) degenerato in jaggerismi e trascendenze & trascendentalismi e preziosismi e tecnicismi e orpellismi e mezzo quarti e basso soprani vari al punto che Rotten andò a rivalutare persino i musicarelli di Presley per sfregio. Vi odio, hippies di merda, che avete preso lo strumento per la ribellione del più derelitto e ne avete fatto una cosa tra cattedra all'università e andavamo a fare l'orgia dalla Wanda.
Non a caso quando la barca affonda, i nostri non eroi ricominciano con Vicious al canto che ti rispara dopo il '68, gli hippies, gli, dico gli Emerson-Lake-and-Palmer, quello screanzato eroinomane che anzichè dirti che la droga pulisce la percezione ti dice che la droga è merda come merda è ti rinfaccia nientemeno che Eddie Cochran.
Fantastico, noi il punk vero non lo possiamo capire in Italia perchè da noi arrivò solo la vena goliardico-indiana metropolitana. Almeno musicalmente, perchè i veri punk furono i cavalieri della P 38.

elenco punto commento commento di   l_antonio -   lasciato il 9/10/2007 alle 19:27
1) Capisco il "vendersi" nel senso che tu dici. Mi sta bene, sono un realista in politica, condivido che "vendersi" è, in fondo, il senso forte del mercato.
Capisco pure il senso detterario che gli dai, un tradimento in fondo smuove una tragedia, dà gusto alla scena e alla vita.
Appunto per questo non mi piace il possibile significato dispregiativo del termine, moralistico, quello bollato eticamente, per il quale "vendersi" è una sorta di prostituzione morale. Come vedi siamo d'accordo (accidenti!).
2) Sandinista è un calderone di suoni e di umori, di sensazioni e di sensibilità musicali. Nessun altro gruppo musicale avrebbe potuto partorirlo. Suoni sporchi e suoni puliti, capitalismo e terzo mondo, reggae e rock. Se è vero che andiamo verso la commistione dei suoni e delle identità, sandinista riusciva a combinare questo miscuglio senza "tradire" alcun suono, mantenendo visibili le identità: una contraddizione? Niente affatto, solo arte.
Grazie Direttò per aver deciso di pubblicare queste nostre belle chiacchiere! Ricchiuti sceglie il brano, ovviamente...


elenco punto commento commento di   Ja -   lasciato il 9/10/2007 alle 19:51
>Comunque, se tu mi dici che Punk non è incompetenza *perchè* i CV sapevano suonare etc

Ma dove te le inventi, tu, le implicazioni in cio' che dicono gli altri? Dici che e' X perche' Y, per cui Z fa W. Alla fine cosi' non parli di niente, Ricchiu', se non fumo negli occhi.

I fatti: il punk e' stata una stagione, coi suoi epigoni e antecedenti (e mettiamoci pure quel trollone di ramone, va') e altrettanto rapidamente si e' chiusa. Anch'io che ero appena post-bimbetto a fine anni 80, ma vivaddio avevo parenti inglesi, mi ricordo che c'erano ancora ventenni rincitrulliti italiani che pensavano si vivesse nell'era del punk. Ora quei ventenni sono cresciuti e discutono di maledetti jaggeismi e di come fosse puro John Rotten (una contraddizione di termini, converrai)


elenco punto commento commento di   formamentis -   lasciato il 9/10/2007 alle 22:42
vabbè, in tutto questo, io resto modestamente pistolsiano, con "Problems" vidi la luce



Tess

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permalink | inviato da Teresa- il 10/10/2007 alle 8:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (15) | Versione per la stampa
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